Uno speciale pubblicato da L’Economista in occasione della Settimana Europea della Mobilità

La transizione della mobilità non può più essere affrontata attraverso singole tecnologie, modalità di trasporto o interventi infrastrutturali separati. È necessario adottare una visione integrata, capace di tenere insieme i cambiamenti demografici, l’accessibilità dei territori, la resilienza delle reti e la sostenibilità economica degli spostamenti.
È il tema al centro dell’intervista a Gianmarco Montanari, Direttore Generale di MOST, pubblicata venerdì 18 settembre da L’Economista all’interno di uno speciale di quattro pagine dedicato alla Settimana Europea della Mobilità. L’approfondimento propone un quadro articolato delle trasformazioni in corso, mettendo a confronto modelli europei, criticità italiane, mobilità attiva, sharing, trasporto pubblico e collaborazione tra amministrazioni, imprese e operatori.
Nell’intervista, Gianmarco Montanari evidenzia come la mobilità sia diventata sempre più centrale nella programmazione economica e territoriale. L’invecchiamento della popolazione, la concentrazione nelle aree urbane, la necessità di collegare i territori meno densamente popolati e l’aumento dei costi degli spostamenti ampliano il perimetro della sfida: una mobilità sostenibile non deve essere soltanto più pulita, ma anche accessibile e sostenibile dal punto di vista economico.
Un altro tema centrale riguarda la resilienza delle infrastrutture e la capacità di garantire continuità alla possibilità di muoversi. Intelligenza artificiale e sistemi digitali possono contribuire a migliorare efficienza, sicurezza e pianificazione, purché siano inseriti in una strategia complessiva che consideri insieme persone, merci, territori e reti infrastrutturali.
Da qui la proposta di introdurre una valutazione di impatto sulla mobilità, per misurare gli effetti che nuove opere, insediamenti e trasformazioni urbane producono sui flussi e sull’accessibilità. Un approccio che richiede capacità amministrativa, continuità delle politiche e una collaborazione più strutturata tra ricerca, istituzioni, territori e imprese.
Con la conclusione della fase straordinaria del PNRR, la priorità diventa consolidare quanto avviato, valutarne i risultati e trasformare innovazione, infrastrutture e servizi in politiche stabili, accessibili e replicabili.



